Trilogia della villeggiatura

(di Carlo Goldoni)

Sinossi

La trilogia della villeggiatura, scritta da Carlo Goldoni nel 1761, è composta da tre commedie, come un racconto a puntate che narra la partenza, le avventure e il ritorno dalla villeggiatura. Un grande gioco teatrale che si snoda agile e che intreccia amori, intrighi, delusioni ridicolizzando senza pietà la moda della vacanza come riscatto sociale e fuga dalla realtà quotidiana. Un fuoco d’artificio di parole, equivoci, battute e dinamicità gestuale, che racconta l’ottimismo e il desiderio di evasione che caratterizzano la partenza per la vacanza. Vacanza che diventerà il momento della trasgressione, delle verità taciute e che si tradurrà in malinconia e disillusione, conducendoci a un finale essenziale, spoglio e tagliente.

Note di regia

La “Trilogia” racconta la storia della vacanza estiva di una squattrinata borghesia specchio fedele di una società che sta ballando l’ultimo valzer prima di affondare. E’ la giostra della dissipazione, della vanità vanesia, dell’ipocrisia imperante, degli intrallazzi, dei pettegolezzi, delle invidie, dei dissesti finanziari, di matrimoni di convenienza e di amori sacrificati sull’altare del conformismo. E’ composta da tre commedie: “la Partenza”, le “Avventure” e il “Ritorno”. Usando le parole dello stesso Goldoni, i “pazzi preparativi, la folle condotta e le dolorose conseguenze” di un comune fenomeno sociale che spesso trasforma la vacanza in un’ostentazione e nel bisogno di affermare il proprio status. La prima parte è caratterizzata dal vitalismo giovanile con frequenti momenti di una comicità che anticipa il vaudeville. Nella seconda, negli agognati luoghi della villeggiatura, la vita si fa monotona, si dipana in passeggiate, pettegolezzi, noia, con amori che finiscono e altri che sbocciano. Infine il “Ritorno”, dopo l’inconsistente avventura estiva, celebra la fine del tempo delle lucciole e delle cicale. L’atmosfera si impregna di malinconia specchio della dura realtà che si impone alle illusioni. Si celebrano partenze e grigi matrimoni che risolvono i dissesti finanziari. La trilogia è il paradigma di una vita vissuta in un’allegria di  fondo malinconico. Una metafora delle fasi della vita come le stagioni, la primavera, l’estate e l’autunno. Goldoni ha escluso l’inverno. Com’è suo costume, ha usato l’arma dell’ironia per mettere alla berlina la società senza affondare il dileggio nelle pieghe e nelle piaghe di una società in agonia. A mente fredda, è inevitabile constatare l’attualità della condanna nei confronti di universo giovanile plagiato dal potere della ricchezza, dall’imperativo di esserci e dominato da un deficit pauroso di valori. La villeggiatura resta quindi un’ingannevole fuga dalla realtà, un miraggio di libertà, un sogno che svanisce davanti alla necessità di doversi piegare alle convenzioni, ricomponendo il mosaico che la follia vacanziera aveva confuso. L’intento principale di questa messa in scena non vuole essere solamente quello di ambientare cronologicamente o spazialmente la trilogia, ma seguire e assecondare la differenza di stile dei tre testi, anche nelle atmosfere psicologiche ed esistenziali. Quella di cui tanto si parla e della quale si ha così tanto desiderio, infatti, è anche e soprattutto una vacanza dalla vita, che si rivela essere nient’altro che il contenitore di tutto l’orrore, le noie e le isterie della vita stessa. Ma si racconta anche qualcosa di più terribilmente contemporaneo: il desiderio di esserci piuttosto che di essere. L’ostinazione a comparire in un luogo senza domandarsi perché, rinunciando perciò stesso a tutte le ragioni dell’essere. Il risultato finale è una malinconia infinita, perché ciascuno si ritrova davanti a una parete scura e squallida, fatta di graffiti sbiaditi e grotteschi e dietro quella parete non c’è altro che un inesorabile temporale. Ciò che conquista della Trilogia della Villeggiatura, fin dal primo approccio, è la sua assoluta originalità, la sua perfetta architettura teatrale. Sotto i nostri occhi, nello svolgimento delle tre commedie, assistiamo, come se si trattasse di un romanzo, alla trasformazione dei personaggi in persone i cui destini, le cui emozioni, ci riguardano e ci toccano profondamente. Una sfida attorale importante, affidata ad un cast fresco e affiatato composto dagli allievi del corso biennale di formazione teatrale del Teatro
del Marchesato di Saluzzo.

Christian La Rosa

Cast artistico:

  • Rosa Margaria: Filippa capofamiglia
  • Martina Gonella: Giacinta sua figlia
  • Andrea Vineis: Leonardo amante di Giacinta
  • Cristina Levet: Vittoria sorella di Leonardo
  • Federico De Simone: Ferdinando scroccone
  • Norman Lucà: Guglielmo amante di Giacinta
  • Chiara Miolano: Fulgenzia amica di Filippa
  • Elisabetta Colitti: Lucrezia cugina di Leonardo e Vittoria
  • Rebecca Trucco: Brigida amica di Giacinta
  • Angelica Barral: Sabina sorella di Filippa
  • Roberta Ramundi: la zia

Cast tecnico:

  • Elaborazione scenografica: Micol Mattavelli e Fabio Momberto
  • Scene: Maria Ludovica Aprile, Maria Virginia Aprile, Eleonora Ballario, Enrico
  • Chiabrando
  • Mattia Mesto, Flavio Momberto, Matteo Rosso
  • Musiche e suoni: Vittorio Gazzera
  • Luci e audio: Franco Carletti
  • Collaborazione artistica: Mauro Bocci
  • Aiuto regia: Maria Ludovica Aprile

Ecco alcune immagini dello spettacolo

[ph.Alessandro oreglia]

Trilogia della villeggiatura

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